Glicemia alta o bassa: hai il diabete?

La glicemia equivale allo zucchero (o anche detto glucosio) presente nel sangue e, quando si è a stomaco vuoto, i suoi valori ritenuti nella norma si aggirano tra i 70/99 mg/Dl e rimangono comunque al di sotto dei 140 mg/Dl dopo i pasti. Quando questi valori superano la norma allora si hanno casi di pre-diabete (che presi per tempo permettono di valutare una terapia preventiva, evitando patologie più gravi) o diabete vero e proprio.

Glicemia

È da aggiungere che, se i valori di glicemia non superano i 60 mg/Dl, allora si ha un caso di ipoglicemia e non va sottovalutato in quanto gli zuccheri sono comunque importanti per il fabbisogno energetico dell’intero organismo.

Che si abbiano bassi o alti indici glicemici, la sintomatologia non cambia e comprende sensazioni di stanchezza, sete, affaticamento in generale, diminuzione improvvisa del peso corporeo e diuresi eccessiva quando si hanno alti valori di glicemia e sudorazione, fame, tremori e ansia quando i valori di glicemia sono insufficienti.

Per valutare correttamente il quantitativo di glicemia presente nel sangue vengono solitamente effettuati più test (basati su campioni ematici) che vengono ripetuti a distanza di pochi giorni. Tutto ciò al fine di stilare una diagnosi che sia il più precisa possibile. Se i risultati non concordano fra loro, allora gli stessi esami verranno eseguiti a distanza di 60 – 90 giorni.

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Emoglobina glicata (HbA1c): alta, bassa e valori normali

Tra i test che vengono eseguiti per determinare i valori di glicemia nel sangue, va ricordato anche l’emoglobina glicata. Attraverso essa si esegue una media di tutti i dati raccolti da un esame all’altro. Il nome del test è sintetizzato nella sigla A1c (emoglobina glicosilata) o HbA1c (emoglobina) e viene misurata con il rapporto mmol/mol. I valori nella norma presentano un’emoglobina glicata pari a 20/39 mmol/mol.

Emoglobina glicata (HbA1c)

Nello specifico, l’emoglobina glicata viene effettuata anche per capire il tipo di diabete contratto dal soggetto in esame e per evitare anche peggioramenti e rischi per la salute determinati dalla neuropatia, dalla nefropatia o da qualsiasi tipo di cardiopatia.

In generale, l’emoglobina non è altro che un tipo di proteina che, legandosi ai globuli rossi, incaricati di trasportare e distribuire l’ossigeno. Se la concentrazione di tale proteina nel sangue è alta, di conseguenza anche l’indice glicemico risulta sballato e indica una forma di diabete. Se questa malattia non è presente nel paziente che si sottopone a questo esame, allora i valori standard dovrebbero aggirarsi tra il 4% e il 6% mentre per i diabetici, la percentuale risulta superiore all’8%. Si è a rischio di diabete se si hanno percentuali che vanno dal 6% al 6,5%.

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LDL (colesterolo cattivo): alto, basso e rischi

Se l’HDL è il colesterolo buono atto a trasportare e distribuire le proteine e le sostanze nutritive lungo l’intero organismo, il colesterolo cattivo svolge il compito opposto e, come è già stato più volte ripetuto, compare sotto il nome di LDL.

LDL (colesterolo cattivo)

Il colesterolo cattivo, rilevato in quantità elevate una volta eseguito il profilo lipidico, impedisce la naturale circolazione del sangue accumulandosi e ostruendo i canali che costituiscono l’intero sistema cardiovascolare con il rischio di causare infarti e altre complicazioni cardiache.

Nello specifico, una presenza massiccia di trigliceridi determina l’innalzamento di LDL. Questo seguendo la formula Friedelwald che calcola il colesterolo cattivo sottraendo, al colesterolo totale, i valori di HDL (colesterolo buono) e quelli dei trigliceridi (H).

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HDL (colesterolo buono): alto, basso e rischi

Nel post dedicato all’analisi del colesterolo totale può sembrare che la sostanza in sé è potenzialmente dannosa per la salute ma non è così. Esiste anche il colesterolo buono. Il lato positivo del colesterolo è che, presente nelle giusti quantità, permette di svolgere diverse funzioni benefiche. La sua sigla di riferimento è HDL che, tradotto, vuol dire lipoproteine ad alta densità.

HDL (colesterolo buono)

In questo caso, alti valori di HDL permettono di contrastare la quantità di colesterolo cattivo che può diffondersi e creare problemi al sistema cardiocircolatorio. Nello specifico, se il colesterolo buono si mantiene al di sopra dei 60 mg/Dl è molto facile che non si rischi di contrarre i problemi cardiaci ampiamente descritti non solo nell’articolo dedicato al colesterolo totale (e già citato precedentemente) ma anche in quello che descrive il profilo lipidico.

Se si ha un quantitativo che varia dagli 80 ai 100 mg/Dl di colesterolo buono, allora è probabile che l’organismo stia reagendo a degli elementi ritenuti nocivi per la salute o che stia cercando di avvisare il paziente che ha subito un qualche tipo di intossicazione derivanti da alcol, metalli pesanti o pesticidi. Se risultano inferiori ai 60 mg/Dl vuol dire che lo stile di vita è troppo sedentario e si consiglia un po’ di attività fisica oltre che maggior attenzione all’alimentazione in generale.

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Colesterolo totale alto, basso ed interpretazione

Il colesterolo costituisce le membrane cellulari di tutti gli apparati che operano al corretto funzionamento dell’intero organismo. Grazie ad esso è possibile sintetizzare molteplici sostanze basilari per lo sviluppo, la crescita, la riproduzione e la distribuzione delle sostanze nutrienti.

Colesterolo

In circostanze normali, il corpo stesso, da solo, produce il 75% del colesterolo totale necessario all’organismo e ciò che resta viene assunto tramite una specifica tabella alimentare. È possibile che una falla nella produzione di questo elemento sia ereditaria e se non viene tenuta sotto controllo i rischi per il benessere fisico sono molti. In primo luogo, il colesterolo è una delle cause principali dei problemi del sistema cardiaco e circolatorio.

Tra le altre cause che determinano un errato livello di colesterolo nell’organismo vanno ricordate anche un’alimentazione sbagliata all’interno della quale si assumono cibi troppo grassi e difficili da assimilare. Il colesterolo in eccesso, infatti, va ad attecchire lungo le pareti dei vasi sanguigni e man mano che si accumula va ad impedire il regolare passaggio del sangue.
Per capire i livelli di colesterolo, quindi, va stilato un profilo lipidico. In base ai grassi totali circolanti nell’organismo, il medico po’ quindi stimare fino a che punto il paziente rischia le complicazioni cardiovascolari sopra descritte e da qui, concordare una terapia adeguata di cura e prevenzione. Si ricorda che quando il colesterolo è eccessivamente alto (ipercolesterolomia) questi non si rivela con sintomi specifici e per tale motivo il profilo lipidico può anche essere considerato un utile strumento di prevenzione.

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PSA libero e ratio: tumore alla prostata?

Il PSA libero o free con conseguente rapporto (ratio) è un altro tipo di analisi che interessa sempre l’Antigene Prostatico Specifico del quale si è già precedentemente parlato. Secondo l’età, i valori dell’antigene cambiano e, nello specifico, negli uomini di un’età compresa tra i 50 e i 60 anni il rapporto del PSA libero risulta, per il 49% dei pazienti esaminati di 0.10. Percentuale che si alza tra gli over 60 (57%) e gli over 70 (64%).

PSA libero

Come è stato accennato, il PSA è una proteina che ha il compito di nutrire e favorire i movimenti degli spermatozoi ma la sua analisi avviene nel momento stesso in cui l’antigene non si lega alle proteine atte alla sua diffusione. Se aumenta solo il PSA free è molto probabile che si ha a che fare con un’ipertrofia prostatica mentre un aumento del PSA legato potrebbe invece determinare una patologia tumorale della prostata. Nella ratio, è quest’ultimo valore che viene preso in considerazione durante i test di verifica.

Il rapporto vigente tra il PSA libero e il PSA totale è considerato normale quando è inferiore a 4 ma se esso supera tale valore fino ad arrivare a 10 allora il rischio di aver contratto un cancro alla prostata è molto alto. In parole povere, i risultati delle analisi si dividono in due categorie fondamentali; nel rapporto PSA libero/totale una bassissima percentuale dei valori indica il tumore, al contrario, se risulta molto alta allora la diagnosi si dirigerà verso l’ipertrofia prostatica.

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Allergie: analisi, sintomi e cure

Tra le malattie più comuni che il sistema immunitario si trova ad affrontare sono quelle che causano reazioni allergiche. L’allergia, infatti, viene causata da un’eccessiva reattività da parte degli anticorpi (reagine o IgE) a elementi esterni come il polline. Per diagnosticare un’allergia, il test di riferimento era il RAST, un test radioimmunologico specifico per l’IgE, anticorpi denominati immunoglobuline E che associandosi ai mastociti (cellule dell’epidermide, dell’apparato respiratorio e dell’apparato digerente) e ai basofili (descritti nel post dedicato all’emocromo) reagiscono all’elemento esterno che provoca l’allergia e per questo chiamato anche allergene.

Allergie

Tuttavia, l’analisi delle varie allergie non è eseguita solo ed esclusivamente con il RAST ma ora viene eseguita con metodi personalizzati e ideati in base ad una reazione specifica. Dovuta, ad esempio, da un particolare tipo di polline, alla puntura di un’ape o di vespa. In seguito alle analisi fatte, non è detto che si tratti di un’allergia vera e propria ma potrebbe anche essere un’intolleranza o a una carenza di determinate sostanze (l’intolleranza più comune è quella al lattosio). Solitamente, i test allergici si basano sull’analisi di un campione ematico. Tuttavia può essere eseguito anche prelevando e prendendo in esame un campione di saliva. Altre verifiche comprendono l’applicazione del possibile allergene sull’epidermide o attraverso la procazione (ovvero l’ingerimento o l’inalazione dell’elemento scatenante) in modo da creare una reazione allergica controllata.

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PSA totale: alto, basso, cause ed altro

Con l’acronimo PSA si indica l’Antigene Prostatico Specifico ovvero una proteina prodotta dalla prostata, una ghiandola presente negli organi genitali maschili il cui compito è di emettere il liquido seminale del quale gli spermatozoi si nutrono e attraverso la quale possono muoversi più agevolmente.

psa totale

Il livello di PSA cambia a seconda dell’età dell’uomo e non dovrebbe superare i 4 ng/ml (nanogrammo per millimetro). Con l’avanzare dell’età (dai 60 agli 80 anni) il livello dell’Antigene Prostatico Specifico aumenta dai 4.5 ng/mg ai 7.5 ng/ml. Alcune quantità della proteina descritta si espandono anche nel sangue e analizzarne i livelli permette di diagnosticare per tempo eventuali tumori o infiammazioni della prostata. Tuttavia non è detto che le cause del PSA alto indichino un cancro, le cause possono essere altre ed è anche possibile che un paziente con un tumore alla ghiandola prostatica, in seguito al test, risulti completamente nella norma. In generale, se si hanno livelli troppo bassi di PSA (2 ng/ml) il medico potrebbe rilevare comunque un tumore della quale però non sono pervenuti dei sintomi rivelatori.

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