Ematocrito alto e basso

Con l’ematocrito si calcola il volume effettivo del liquido ematico (composto da globuli rossi, emoglobina, leucociti e piastrine). Fondamentalmente l’ematocrito non fa altro che inserire in una centrifuga il sangue precedentemente prelevato. Il macchinario separa le parti principali che compongono la linfa vitale dell’organismo umano, ovvero il plasma (la parte più fluida) i globuli rossi (i “fattorini” del sistema circolatorio) e il resto delle altre componenti cellulari.

Ematocrito

Questa separazione permette al tecnico di laboratorio di concentrarsi solo ed esclusivamente sui globuli rossi e in che percentuale sono presenti. Se l’ematocrito presenta una percentuale eccessiva di globuli rossi vi è una sovrapproduzione degli stessi oppure il quantitativo di plasma si è ridotto per un qualche motivo. Una percentuale insufficiente determina, al contrario, che qualcosa sta attaccando i globuli rossi disintegrandoli o che vi è sovrabbondanza di liquido plasmatico. A causare un ematocrito basso possono essere l’anemia, un’alimentazione errata (ad esempio carenza di vitamina B) accompagnata da una eccessiva idratazione (o abuso di bevande alcoliche) una gravidanza o un’infezione all’organismo.

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Uricemia alta, bassa e valori normali

L’uricemia è il nome con la quale si identifica la presenza di acido urico nel liquido ematico. L’acido urico è il risultato della rielaborazione da parte dell’organismo degli aminoacidi e delle purine. Le seconde possono essere prodotte autonomamente dal fegato oppure estrapolate da cibi a base di crostacei o organi animali.

Uricemia alta, bassa e valori normali

Più di metà dell’acido urico svanisce nelle urine e il resto viene prodotto dal tratto gastrointestinale che a sua volta provvederà a espellerlo dall’organismo. Quando questo processo subisce una battuta d’arresto o viene in un qualche modo compromesso allora l’acido urico potrebbe diffondersi, in percentuale maggiore, nel sangue e, a sua volta, può causare diverse patologie come la gotta, insufficienza renale, avvelenamento da piombo, ipotiroidismo, mononucleosi, malnutrizione, uremia e calcoli.

Un’alta concentrazione di acido urico nel sangue viene nominata iperuricemia e il medico potrebbe prenderne visione anche se il soggetto non presenta alcun sintomo al riguardo (è da aggiungere però che esiste anche l’iperuricemia asintomatica ma solitamente non è soggetta a terapie particolari). Questo perché l’uricemia viene rilevata anche quando il liquido ematico viene sottoposto a un esame standard.

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Azotemia nel sangue (BUN): alta, bassa e valori normali

Con azotemia si intende il quantitativo di urea (BUN, Blood Urea Nitrogen) presente nel sangue. L’urea è una sostanza nociva, ricca di azoto, rilasciata nell’organismo nel momento in cui esso assimila, a sua volta, le proteine assunte durante i pasti. Solitamente passa dal fegato ai reni e questi ultimi si adoperano a incanalarla nelle urine per la sua espulsione definitiva.

Azotemia nel sangue (BUN)

Un alto quantitativo di BUN non va sottovalutato poiché indica delle disfunzioni a livello renale (nefrite cronica, nefrosclerosi o necrosi tubulare per citarne alcuni) che possono essere precedute da sintomi di disidratazione o generate da una dieta che prevede l’assunzione di una dose massiccia di proteine. Un alto quantitativo di azoto ureico nel liquido ematico può anche essere dovuto a un’infiammazione e/o ostruzione dei canali urinari e, negli uomini, potrebbe rilevare un aumento del volume della prostata oltre che conseguenza delle terapie adottate nella lotta contro i tumori.

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Lipasi pancreatica alta, bassa e valori normali

Con lipasi pancreatica si intendono quegli enzimi che dal pancreas e dall’intestino si distribuiscono lungo l’apparato digerente per favorire l’assorbimento e la rielaborazione dei grassi assunti durante i pasti. Questi particolari enzimi sono presenti, in quantità ridotte, anche nel sangue e il loro produttore principale è il pancreasi. Da qui il nome di lipasi pancreatica.

Lipasi pancreatica

Quando i quantitativi di lipasi nel liquido ematico aumentano, quindi, è molto probabile che ci sia una disfunzione del pancreas e, nel caso specifico della pancreatite, di un danno cellulare che va a bloccare il dotto pancreatico. L’analisi della lipasi pancreatica viene effettuato al fine di stilare una diagnosi quanto più approfondita possibile della patologia individuata oltre per stilare una terapia adeguata onde evitare di incorrere a eventuali complicazioni e aggravamenti del disturbo riscontrato.

Si ricorda che l’aumento di lipasi avviene in concomitanza con l’aumento dell’amilasi e, durante la verifica, vengono presi in considerazione entrambi. Si ricorda però che un eccessivo quantitativo di amilasi nel sangue non è prettamente riconducibile a problemi pancreatici e per questo viene effettuata assieme alla lipasi (di pertinenza del pancreas) per accertarsi di tutte le possibili cause del malessere. Oltre alla pancreatite, l’innalzamento della lipasi provoca anche il blocco intestinale e dei dotti biliari e segnala disfunzioni o tumori non solo nel pancreas ma anche nel fegato e nei reni.

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CK (o CPK) alto, basso e valori normali

Ricordando che durante le analisi del sangue vengono sempre prese le caratteristiche fisiche, l’età e il sesso del paziente, oltre che lo stile di vita in generale, qui si parla della presenza in generale CK o CPK.

CK (o CPK) alto

Sciogliendo la sigla, il CK si traduce con creatinchinasi e CPK con creatinfosfochinasi. Si tratta di un enzima particolare il cui compito è di produrre sempre energia per il mantenimento del benessere dell’organismo, soprattutto per quanto riguarda cuore, cervello e muscoli volontari (o striati). Tale enzima, solitamente, viene rilasciato quando vi è una qualche lesione dell’apparato muscolare. Nel momento in cui la lesione viene riparata, il CK o CPK svanisce e rientra nei valori standard.

Esistono tre tipologie di CK indicate con le sigle MM, MB e BB associate, rispettivamente, alla muscolatura scheletrica e cardiaca, al cuore e al cervello. Il CK proveniente da quest’ultimo, a differenza degli altri due, non si diffonde nel liquido ematico. In generale, un alto quantitativo di creatinchinasi o creatinfosfochinasi segnala al paziente che l’organismo è a rischio di infarto o di una malattia neuromuscolare. Nel primo caso, la produzione di CK/CPK si mantiene elevata per qualche giorno. Anche per chi è affetto da ipotiroidismo è molto probabile riscontrare un alto quantitativo di tale enzima.

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Ferritina alta, bassa e valori normali

Nel fegato, nella milza e nel midollo osseo si concentra la produzione di una proteina atta a creare le riserve di ferro necessario per il benessere nell’organismo e da cui prende il nome, la ferritina. La ferritina lavora in collaborazione con la transferrina, anch’essa una proteina fondamentale per la distribuzione della sostanza lungo il sistema circolatorio.

Ferritina

L’analisi della ferritina è un tipo di analisi che ha valore preventivo qualora il paziente o la paziente presenti sintomi riscontrabili nella carenza di ferro (gravidanza, flusso mestruale, malnutrizione o eventuali infiammazioni dell’intestino) o nell’eccesso di ferro (anemia, cirrosi, epatite, ipertiroidismo, leucemia, infezioni e infiammazioni varie).

Preventivo perché l’esame del sangue usato per capire il quantitativo di ferritina viene eseguito dal medico quando il soggetto sta seguendo una terapia atta a riequilibrare le riserve di ferro nell’organismo prescritta qualora una donna sia in stato interessante oppure se il soggetto ha appena subito una biopsia del fegato o, ancora, quando il paziente segue una dieta che eccede nell’assunzione di alcolici e alimenti ad alto contenuto proteico (carne rossa, uova, latte e suoi derivati) oltre che di integratori.

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Prolattina alta, bassa e valori normali

Strettamente connesso all’ipotalamo e individuato attraverso il prelievo di un campione sanguigno, la prolattina è un ormone prodotto dall’ipofisi e, a livello molecolare, assomiglia all’ormone della crescita (GH). La prolattina ha la funzione di controllare la produzione di dopamina e, nelle donne, ha un ruolo considerevole durante la fase di sviluppo e quella dell’allattamento, oltre che capace di determinare il desiderio sessuale.

Prolattina

La prolattina è un ormone presente soprattutto nei soggetti femminili e nei neonati mentre nell’uomo non si sa ancora bene quali funzioni ricopra all’interno dell’organismo. Non esiste un trattamento specifico per quanto riguarda un basso indice di prolattina mentre i casi di iperprolattinemia determinano, nelle donne, anomalie nel flusso mestruale e nella produzione di latte e negli uomini una diminuzione della produzione di testosterone. In entrambi i casi, un alto tasso di prolattina determina un calo del desiderio sessuale, complicazioni nei processi che si creano al momento del concepimento e potrebbe segnalare l’osteoporosi.

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Ormone antimulleriano (AMH): valori alti e normali

La produzione dell’ormone o glicoproteina antimulleriano avviene sia nei testicoli per gli uomini e tramite i follicoli per le donne. Se nei soggetti di sesso maschile l’ormone antimulleriano (AMH) va scemando con il passare dell’età e, in particolare, una volta oltrepassata la fase della pubertà, nei soggetti femminili avviene il processo inverso e la sua produzione aumenta per poi equilibrarsi una volta conclusa la fase di sviluppo e l’entrata all’età fertile.

Ormone antimulleriano (AMH)

Tale ormone infatti è considerato molto importante per calcolare con esattezza il numero di ovuli fecondabili che vengono via via eliminati con il sopraggiungere del flusso mestruale o bloccati con l’assunzione della pillola anticoncezionale. Solitamente l’esame viene effettuato nelle cliniche della fertilità e più è alto il numero di ormoni AMH presenti nell’organismo femminile e più le tecniche di inseminazione artificiale risulterebbero efficaci. Non solo, tramite esso è più facile effettuare anche una previsione sulle capacità di concepire e se la paziente è soggetta più delle altre ad aborti spontanei o ad altre complicazioni in gravidanza.

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Gamma GT (GGT): valori alti, bassi e normali

Per GGT, gammaglutamil transferasi, si intende un enzima prodotto da reni, fegato e pancreas la cui presenza nel sangue, come per l’albumina nelle urine, dovrebbe essere minima. In particolare, se il paziente ha un’ostruzione biliare il GGT aumenta considerevolmente e associata anche l’aumento di altri enzimi come l’ALP (fosfatasi alcalina) la LAP (Leucinoaminopepsidasi ) e le transaminasi. Inoltre potrebbe anche rilevare epatiti infettive, varie patologie collegate all’apparato scheletrico e gravi complicazioni nelle funzioni dell’intero sistema immunitario.

Gamma GT (GGT)

In altri casi, un alto quantitativo di GGT determina numerose patologie derivanti da chi ha uno stile di vita nella quale è preponderante l’abuso di alcool che oltre a causare gravi danni agli organi sopra indicati (reni, fegato e pancreas) favorisce il sopraggiungere di malattie quali cirrosi, colangite, colecistite, colelitiasi, tumori e insufficienza cardiaca e renale.

Tra i sintomi, al senso di nausea, vomito e il riscontro di un’epidermide tendente al giallo, sono da annoverare gonfiori e dolori nella zona addominale. Quando il paziente accusa questi malesseri si deve presentare dal medico di base è informarlo non solo su eventuali dipendenze ad alcool e droghe ma anche se sta seguendo una cura farmacologica precisa. Anche il fumo aumenta la presenza di GGT all’interno del sistema circolatorio ed è quindi necessario non fumare e non assumere bevande alcoliche per almeno 24 ore, prima di eseguire l’esame. Questi sono tutti fattori che possono manipolare fortemente il livello di GGT nel sangue.

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Bilirubina diretta e indiretta: alta e bassa

Con bilirubina si intende quella sostanza giallina di scarto del liquido ematico e che va a raccogliersi nella bile, prodotta dal fegato. Solitamente la bilirubina viene trasportata nel sangue con l’aiuto dell’albumina e nel fegato con l’acido glucoronico per poi essere eliminata definitivamente attraverso le urine.

Bilirubina

Data la sua adattabilità e capacità di combinarsi con gli elementi descritti, la bilirubina può essere considerata diretta (quando è ancora presente nel sistema sanguigno) e indiretta (quando raggiungere il fegato) e di solito, nelle analisi di laboratorio, si prende in considerazione il livello di bilirubina diretta, sottraendola al totale. Tale sostanza è il risultato finale dell’emolisi ovvero del processo di disgregazione dei globuli rossi la quale, se avviene in tempi troppo veloci, ne determina l’aumento.

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